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artarie ... tempi francesi
Toghe lucane... forse Tocc'ai lucani
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2007

    


    Non ho mai vissuto una situazione come quella di ieri sera. L'associazione Libera e don Cozzi e Mircomega hanno messo insieme un incontro eccezionale nella nostra regione per parlare di legalità. 
    Astronik e Diario_estemporaneo ve ne danno resoconti dettagliati. Alla fine della serata mi sono chiesta: ma io dov'ero quando succedevano queste cose in Basilicata? Eppure seguo spesso il TgR, cerco di informarmi per quel che posso. Ma tante cose tutte insieme non le avevo mai sentite, ve lo giuro. E sono fatti che succedono da trent'anni e oltre nella nostra regione.
    E' stata una grande lezione di educazione civica. Gli insegnanti delle scuole elementari e medie potrebbero portarlo come esempio di vera democrazia nelle loro classi. Anzi, in Basilicata le classi dei piccoli lucani dovrebbero essere impegnate nello studio della democrazia fatta dalla gente (un tempo questa espressione "democrazia fatta dalla gente" sarebbe risultata pleonastica, perché la democrazia è il "potere della gente, del popolo").
    Si parla spesso di democrazia di internet. Qualcuno lo definisce come il luogo della vera democrazia. Credo che quanti definiscano internet come luogo di democrazia sarebbero dovuti esser presenti ieri sera al Don Bosco. La vera democrazia è quella della gente che fisicamente si riunisce in un luogo e parla, faccia a faccia, della società che vive e in cui vive, prende coscienza, si fa domande e comincia a decidere: cosa dobbiamo fare? come dobbiamo risolvere questa situazione?  
   La democrazia è quella di quanti ieri pomeriggio sono usciti di corsa dal lavoro, sono andati in giro a zonzo per cercare un posto e parcheggiare lontano pur di onorare l'impegno che avevano preso anzi tutto con se stessi: andare a parlare della società in cui vivono, a partecipare. Una grande lezione di democrazia. Ieri sera il popolo ha avuto potere: il potere di parlare della propria società. A qualche maligno, forse, sarà apparso uno sfogo collettivo. Lo sfogo è limitato a se stesso, il lavoro di Libera, invece, è un crescendo di presa di coscienza.
    Travaglio e Vulpio sono stati bravi. Anche se con enfasi, hanno colto nel segno. Alcuni hanno visto in loro un tentativo demagogico di trascinare le masse. Ma lo credete davvero quando lo affermate? O vi siete solo sentiti pungere sul vivo? Penso tra i tanti all'avvocatessa, della quale non so il nome, che si è indispettita per il termine "legalità", perché sembrava un attacco alla categoria degli avvocati e dei magistrati in generale, perché lei fa bene il suo lavoro e lo fa per la gente e per i suoi figli. Marco Travaglio ha, giustamente, risposto che i detentori della legalità NON SONO solo i magistrati o gli avvocati, come sembrava emergere dalle parole della donna. Ci mancherebbe altro. Ogni cittadino deve garantire la legalità. Allora perché si è risentita la signora? Perché tanti, come lei che pure ha avuto il coraggio di esporsi, hanno visto quella di ieri una serata di attacco? Perché? A me il dibattito di ieri sera ha aperto un mondo, una voragine, un buco nero (come ha detto don Cozzi): e soprattutto mi ha fatto chiedere: ma io dov'ero quando succedevano queste cose
    Rabbrividisco a collegare alla sorte dei molti presenti ieri sera, quella dei miei genitori licenziati, ormai circa 15 anni fa, ingiustamente e su due piedi senza preavviso per aver reclamato un loro diritto: essere pagati a fine mese. Nessuno li ha aiutati allora, sono rimasti soli, umiliati, annullati. Rabbrividisco al ricordo del noto avvocato potentino che difendeva anche gli interessi del datore di lavoro e al quale andai a strappare con rabbia le pratiche che i miei gli avevano affidato. Io ero sola, allora. Mi sentivo sola e non sapevo che almeno altre cento famiglie vivevano quella situazione. Quante umiliazioni. Avevo 15 anni allora, e dopo 15 anni quella ragazzina che ero si è sentita sostenuta. E mi sono commossa. Le cose che sono successe a me non posson più essere risolte, perché in qualche modo siamo riusciti a sopravvivere, ma tanti quindicenni oggi sanno, devono sapere, che possono credere che c'è una società che può sostenerli.
    Per questo, per la serata di ieri sera io ringrazio Libera, e ringrazio quanti non sono venuti solo per vedere Travaglio, ma tutti quelli che hanno sentito anche gli interventi dei cittadini fino alla fine: l'operaria della Sinoro, l'intervento sull'urbanistica, i due giornalisti di Controsenso e del Barese, l'intervento del fratello di Elisa Claps, della collega di Gaudiano. 
    
    Non si senta colpito chi non ha fatto nulla e ha sempre fatto il proprio dovere. Lo dico al bravo Alfredo, ai tanti che hanno visto un attacco alla loro professionalità. Ieri non sono stati attaccati i giornalisti, è stata fatta chiarezza sul marcio, che è diverso. La chiarezza non è un attacco, è fare luce dove c'è muffa. Se in cantina c'è la muffa, l'unica ad arrabbiarsi, se arriva la luce, è la muffa. Chi non è muffa non può sentirsi ferito. Non deve e sarà sempre sostenuto.




permalink | inviato da artarie il 24/11/2007 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
Dialogo fatalista
post pubblicato in Diario, il 12 novembre 2007


A. (il colpevole): Ho ucciso un uomo, ma non volevo. 
B. (il cinico): Be', si vede che era arrivato il suo momento, non è colpa tua. Fatalità, poteva pure evitare di passare in quel momento e in quell'ora dalle tue parti, no?.

    Per ogni uomo che muore ucciso ingiustamente, qualcuno risponde che se l'è cercata. La fatalità è lo strumento con cui si mettono in pausa le coscienze.
    




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permalink | inviato da artarie il 12/11/2007 alle 20:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Letture in corso...
post pubblicato in Libri, il 6 novembre 2007

     
    Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva fare poco (Edmund Burke).
    La citazione è tratta dalla quarta di copertina di Al di là della neve. Storie di Scampia, Napoli, Marotta&Cafiero, 2007, scritto da Rosario Esposito La Rosa.

    Non ho dimenticato la promessa, fatta qui, di commentare il libro di Furedi prima di dimenticarlo! Ma altri libri mi hanno catturata. C'è un filone di libri che indaga sul concetto di Verità in modo pressante. Per fortuna si sta smontando il mito del relativismo della Verità. Ha fallito. La Verità non è negli occhi di chi guarda, né nella bocca di chi la proferisce. Non sempre. 




permalink | inviato da artarie il 6/11/2007 alle 23:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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